EXPO2015 - Il mio viaggio attraverso i suoi giardini - Federica Cornalba
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EXPO2015 – Il mio viaggio attraverso i suoi giardini

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01 Mag EXPO2015 – Il mio viaggio attraverso i suoi giardini

Esattamente un anno fa aprivano le porte di EXPO2015. Confesso che allora la mia reazione all’evento fu, come per tantissimi altri, decisamente tiepida: avevo la sensazione che, al di là delle intenzioni, il tutto si sarebbe trasformato ben presto in un gigantesco e banalissimo luna park. Beh, magari per qualcuno è stato proprio così, e a distanza di un anno il giudizio su EXPO2015 rimane impietosamente negativo. Per me, invece, è stata una scoperta graduale e alla fine devo dire che l’Esposizione Universale del 2015 mi è davvero piaciuta. La prima volta ci sono andata di sera, per un test di gradimento veloce, e dopo una rapida analisi di quel che EXPO2015 aveva da offrire, ho deciso che mi sarei concentrata sui suoi GIARDINI. Per le successive tre visite ho pianificato il percorso scegliendo – e scoprendo man mano – padiglioni in cui giardini e paesaggio erano protagonisti. Mi sono fermata ad osservare, ho scattato foto, ho parlato con tante persone, e quindi ho stilato la mia classifica personale che oggi, a distanza di un anno, voglio condividere per festeggiare l’anniversario di EXPO2015 con una prospettiva differente.

Nella TOP FIVE del mio percorso tematico, il quinto posto è andato al padiglione turco fatto di ariosi spazi aperti e coperti, definiti da un percorso d’acqua prepotentemente blu e punteggiati da piccoli alberetti di melograno che sono una delle ricchezze agricole della nazione. Ho scoperto che l’opulenza e l’abbondanza associate al nar, nome turco del melograno, hanno ispirato l’intera architettura del padiglione, e che la particolarità del vocabolo di essere sia singolare che plurale, lo ha elevato a simbolo di diversità attraverso l’unità. La sua timida presenza lungo il percorso d’acqua andava proprio ad unire spazi diversi – luminosi, raccolti, contemporanei e tradizionali – e accoglieva con la stessa cortesia milioni di visitatori diversi.

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Al quarto posto ho inserito il giardino del padiglione polacco, piccola gemma nascosta all’interno di un’architettura solida e quasi impenetrabile. Introdotti dalle parole di Wislawa Szymborska, piccoli meli svettanti dal parterre di graminacee erano i protagonisti di una scenografia magica, accompagnata da note di musica classica e moltiplicata all’infinito dagli specchi che ne annullavano i confini, a rappresentare la vastità dei territori polacchi.

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Il paesaggio “a misura d’ape” del Regno Unito si è meritato il terzo posto. Bellissima l’idea di coniugare arte e scienza in un giardino dove il visitatore diventava ape, immerso nel rumore dell’alveare e invitato a zigzagare tra i fiori come se dovesse davvero succhiarne il nettare.

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Seconda posizione per il bosco austriaco, che regalava aria fresca da respirare, catapultando il visitatore in una dimensione lontanissima da quella urbana pur occupando una superficie esigua (560 m2): la sensazione di benessere e la percezione di una relazione forte con la natura prendevano il sopravvento non appena varcata la soglia del padiglione.

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Ma a colpire nel segno, e quindi a guadagnarsi la prima posizione è stato senza dubbio il padiglione del Bahrain, che ho visitato più e più volte. Quei dieci minuscoli frutteti incastonati nei volumi puri del piccolo padiglione e l’ispirazione poetica dell’eredità culturale agricola del paese, che discende dall’antica civiltà di Dilmun, mi hanno rapita. Ho visto in questo padiglione la sintesi di architettura e paesaggio, di tradizione e modernità, del valore estetico e produttivo della vegetazione: ho visto, insomma, quello che secondo me il GIARDINO CONTEMPORANEO dovrebbe essere.

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Naturalmente ho visitato altri giardini, come quello del Marocco e dell’Estonia, e ne ho apprezzato le atmosfere, ma a parer mio queste cinque installazioni sono davvero quelle che hanno saputo trasmettere con più efficacia la relazione tra uomo e natura nel Terzo Millennio: ognuna lo ha fatto in modo diverso, attraverso la poesia, la curiosità, la tradizione, l’interazione, la sorpresa e l’umiltà. Che, alla fine, sono proprio gli ingredienti giusti per il mix perfetto!

 

Sono contenta di non aver snobbato EXPO2015: in fondo, basta saper scegliere!

 

 

Event: EXPO2015 | FEEDING THE PLANET

Location: Milano, ITALY

Year: 2015

Photos: Federica Cornalba

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