La Regina Silenziosa - Federica Cornalba
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La Regina Silenziosa

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07 Set La Regina Silenziosa

Era una sera di settembre dall’aria pungente, quella in cui apparve la Regina Silenziosa, gracile e con il passo affaticato.

Non chiese nulla. Con i suoi intensi occhi verdi fissò i miei ed entrò in casa. Sembrava esserci nata: si muoveva senza esitazione, e sembrava controllare che ogni cosa fosse ancora al proprio posto, ma non abbassava mai lo sguardo. Procedeva lenta, finché non arrivò alla finestra aperta sul grande giardino. Senza oltrepassare la soglia, annusò l’aria che sapeva già d’autunno e si voltò. Per lungo tempo non si avvicinò più a quella finestra.

In giardino le prime gemme esitavano a spuntare, nonostante tutt’attorno si vedesse già l’entusiasmo della primavera. Quella mattina, la Regina Silenziosa si avvicinò alla finestra, fermandosi dove l’unico raggio di sole disegnava sul pavimento una sagoma di luce calda e invitante. Si fermò qualche minuto e poi oltrepassò la soglia camminando elegante verso le Heuchera ancora intorpidite. Si allontanò solo di qualche passo, poi si sdraiò nell’erba, vicino alle due lumache di ceramica che avevano passato fuori tutto l’inverno, e chiuse gli occhi. Era il suo consenso al risveglio del giardino. Furono proprio le foglie di Heuchera, dal cremisi, al porpora, al giallo dorato, a rispondere per prime al suo invito, riempiendo di colore l’ombra che il maestoso cedro del Libano aveva proiettato per tutto l’inverno sul fianco della casa. La Regina Silenziosa usciva ogni giorno, e sempre vicino alle lumache, si fermava di volta in volta un po’ più a lungo, perché il suo muto richiamo si potesse diffondere fino al boschetto di bambù che chiudeva il margine meridionale del giardino. In poco tempo tutto prese vita, me compresa. Finalmente passavo ore intere nel mio giardino, indaffarata a prendermene cura o semplicemente seduta sotto il portico in contemplazione della sua bellezza…sempre in compagnia della Regina Silenziosa.

In un angolo soleggiato a ridosso della casa, avevo creato un piccolo giardino dei profumi, appoggiando i vasi in cotto su un’étagère della nonna. Le aromatiche erano cresciute rigogliose, ma non ero mai riuscita a sentirne il profumo. La Regina Silenziosa si avvicinò con i suoi occhi di giada, e subito esplose un inebriante bouquet di fragranze. Dipinsi i vasi di un bel verde arsenico e di un riposante color crema: il malinconico giardino dei profumi diventò un trionfo di foglioline multiformi che non smettevo più di strofinare e annusare.

Qualche tempo dopo accadde più o meno la stessa cosa con i lamponi che mi ero ostinata a coltivare in vaso per soddisfare velocemente la mia golosità, ma che non avevano mai prodotto più di qualche frutto. La Regina Silenziosa non si allontanava mai dal portico, ma quella volta camminò con il solito passo lento, verso l’anziano melo che i frati avevano piantato quasi un secolo prima, quando la mia casa era il refettorio del loro convento. Stava ancora vicino al muro in corsi alternati di ciottoli e mattoni, ed era l’ultima traccia vegetale del lavoro instancabile dei monaci. Lei lo guardò, poi si girò verso di me, che stavo constatando l’esiguità del raccolto settimanale, e mi fissò per qualche minuto prima di tornare verso il portico. Trapiantai i lamponi a ridosso del muro, vicino all’anziano melo: mai raccolto di piccole gemme rosse fu più abbondante e gratificante!

Nel corso degli anni molte altre cose accaddero nel mio giardino, che pian piano si popolò anche di api, ricci, farfalle, rondini e formiche.

Finché una tiepida mattina di settembre, la Regina Silenziosa posò la sua zampa sulla mia mano e disse: “Grazie per aver fatto del tuo piccolo balcone il mio regno, e per avermelo fatto vedere attraverso i tuoi occhi”. Sollevò la zampa, mi fissò come aveva fatto diciotto anni prima e si allontanò, ancora più gracile e con il passo ancora più affaticato. Vidi il morbido mantello sparire piano, insieme al maestoso cedro del Libano, al boschetto di bambù e all’anziano melo dei frati.

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